Artucavallo’s Weblog

Martedì 15 Aprile 2008

Ad esempio a me piace Rino Gaetano

Archiviato in: Musica, Riflessioni — Tag:, — artucavallo @ 12:39 pm

Ad esempio a me piace la strada
col verde bruciato, magari sul tardi
macchie più scure senza rugiada
coi fichi d’India e le spine dei cardi

Ad esempio a me piace vedere
la donna nel nero del lutto di sempre
sulla sua soglia tutte le sere
che aspetta il marito che torna dai campi

Ma come fare non so
Si devo dirlo, ma a chi?
Se mai qualcuno capirà
sarà senz’altro un altro come me

Ad esempio a me piace rubare
le pere mature sui rami se ho fame
ma quando bevo sono pronto a pagare
l’acqua, che in quella terra e’ più del pane

Camminare con quel contadino
che forse fa la stessa mia strada
parlare dell’uva, parlare del vino
che ancora e’ un lusso per lui che lo fa

Ma come fare non so
Sì devo dirlo, ma a chi?
Se mai qualcuno capirà
sarà senz’altro un altro come me

Ad esempio a me piace per gioco
tirar dei calci ad una zolla di terra
passarla a dei bimbi che intorno al fuoco
cantano giocano e fanno la guerra

Poi mi piace scoprire lontano
il mare se il cielo e’ all’imbrunire
seguire la luce di alcune lampare
e raggiunta la spiaggia mi piace dormire

Ma come fare non so
Si devo dirlo, ma a chi?
Se mai qualcuno capirà
sarà senz’altro un altro come me

 

È vero, non scrivo molto di musica. La ragione è che seguo poco le novità, e quindi raramente ho degli artisti da segnalare. Davide vorrebbe una mia recensione su qualcosa. Adesso non ho nessuna novità per le mani. Ho scritto qualche giorno fa su Le luci della centrale elettrica, e penso che la prossima recensione riguarderà The Niro, che ascolto in questi giorni (me l’ha segnalato Alfredo e quindi Davide lo conosce già sicuramente).

Però per rompere il ghiaccio voglio scrivere due righe su Rino Gaetano. Ovviamente non posso recensirlo, ma vorrei ugualmente scrivere delle considerazioni. Questo cantautore mi è particolarmente caro, per ragioni che comprendo pienamente, ma che non so mai spiegare come vorrei (“ma come fare non so / sì devo dirlo, ma a chi? / se mai qualcuno capirà / sarà senz’altro un altro come me…).

Per farla breve, Rino Gaetano era in grado di fare una cosa che io ammiro molto, ovvero era capace di non prendersi sul serio. Nella sua musica c’è sempre un elemento contraddittorio, uno scarto, qualcosa che non quadra. Se in certe sue canzoni la musica e la voce sono malinconiche, il testo introduce ironia e nonsense a gogò (vedi ad esempio Escluso il cane) o paradossi (Mio fratello è figlio unico). È come se avvertisse che c’è un limite naturale che non dobbiamo valicare quando vogliamo esprimere le nostre emozioni. Il bello è che spesso Gaetano si auto-canzonava attraverso piccole sfumature. La sua voce aveva un impasto particolare, per nulla piatto o monotono, che gli consentiva di controllare anche piccole cromature dell’espressione, di apparire serio e parodiarsi al tempo stesso. 

A questo punto mi ricollego (non so davvero come, ahò, ma so’ mejo de Joyce) ad una frase di Scaruffi su Morrisey degli Smiths, che condivido (per quanto adori gli Smiths): “c’è un limite a quante lacrime un uomo può piangere prima di sentirsi dire che se lo merita”. L’autoironia è una delle poche forme efficaci per esprimere le proprie emozioni senza diventare stucchevoli. È quanto cercavo di spiegare in questo thread sulla poesia, senza ottenere grandi risultati.

Sono andato un po’ fuori tema? Vabbè, volevo solo dire che io a Rino Gaetano lo voglio bene.

A farewell to Bertinotti

Archiviato in: Politica — Tag:, , — artucavallo @ 10:50 am

Mi dispiace per Bertinotti, ma che dobbiamo farci? È vero che il PD gli ha soffiato voti, ma d’altra parte la sinistra radicale a queste elezioni si è comportata in modo davvero irresponsabile. Perchè gli arcobaleno non hanno provato a creare un grande partito socialista, laico, concreto, anzichè sposare i movimenti ecopacifisti e fricchettoni, finendo col farsi dare battaglia (ma su quale terreno poi? su quali istanze?) anche da quegli insulti partitini come la sinistra critica e il partito di Ferrando?

Premesso che non riconosco la legittimità di un parlamento in Italia in cui non sia presente un partito comunista, bisogna ammettere che questa volta se la sono proprio cercata. Hanno perso ogni contatto con la realtà. Ormai bisogna ammetterlo: certe lotte sono solo controproducenti. La scala mobile può sembrare una brillante soluzione alla perdita di potere d’acquisto dei consumatori, ma accresce l’inflazione di cui vuole essere la cura. Il nucleare in Italia è stato bocciato da un referendum tanti anni fa, ma che senso ha impedirlo ormai? Ci sono centrali nucleari in Francia, Slovenia e Albania, tutte a ridosso del nostro territorio nazionale: impedire la produzione di energia col nucleare servirà soltanto a costringerci ad importare sempre più energia dagli stati confinanti, facendo crescere il debito sulla bilancia commerciale. Il ruolo dei sindacati è importante, ma le rivendicazioni di chi il lavoro lo ha già danneggiano (duole ammetterlo, ma è proprio così) i disoccupati e i precari.

Spero che alle prossime elezioni la sinistra (non il PD) riesca a presentarsi nuovamente, rigenerata, avendo imparato la lezione, e cercando di recuperare quel rapporto con la società civile che questa volta non ha dimostrato di avere.

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