Ad esempio a me piace la strada
col verde bruciato, magari sul tardi
macchie più scure senza rugiada
coi fichi d’India e le spine dei cardi
Ad esempio a me piace vedere
la donna nel nero del lutto di sempre
sulla sua soglia tutte le sere
che aspetta il marito che torna dai campi
Ma come fare non so
Si devo dirlo, ma a chi?
Se mai qualcuno capirà
sarà senz’altro un altro come me
Ad esempio a me piace rubare
le pere mature sui rami se ho fame
ma quando bevo sono pronto a pagare
l’acqua, che in quella terra e’ più del pane
Camminare con quel contadino
che forse fa la stessa mia strada
parlare dell’uva, parlare del vino
che ancora e’ un lusso per lui che lo fa
Ma come fare non so
Sì devo dirlo, ma a chi?
Se mai qualcuno capirà
sarà senz’altro un altro come me
Ad esempio a me piace per gioco
tirar dei calci ad una zolla di terra
passarla a dei bimbi che intorno al fuoco
cantano giocano e fanno la guerra
Poi mi piace scoprire lontano
il mare se il cielo e’ all’imbrunire
seguire la luce di alcune lampare
e raggiunta la spiaggia mi piace dormire
Ma come fare non so
Si devo dirlo, ma a chi?
Se mai qualcuno capirà
sarà senz’altro un altro come me
È vero, non scrivo molto di musica. La ragione è che seguo poco le novità, e quindi raramente ho degli artisti da segnalare. Davide vorrebbe una mia recensione su qualcosa. Adesso non ho nessuna novità per le mani. Ho scritto qualche giorno fa su Le luci della centrale elettrica, e penso che la prossima recensione riguarderà The Niro, che ascolto in questi giorni (me l’ha segnalato Alfredo e quindi Davide lo conosce già sicuramente).
Però per rompere il ghiaccio voglio scrivere due righe su Rino Gaetano. Ovviamente non posso recensirlo, ma vorrei ugualmente scrivere delle considerazioni. Questo cantautore mi è particolarmente caro, per ragioni che comprendo pienamente, ma che non so mai spiegare come vorrei (“ma come fare non so / sì devo dirlo, ma a chi? / se mai qualcuno capirà / sarà senz’altro un altro come me…).
Per farla breve, Rino Gaetano era in grado di fare una cosa che io ammiro molto, ovvero era capace di non prendersi sul serio. Nella sua musica c’è sempre un elemento contraddittorio, uno scarto, qualcosa che non quadra. Se in certe sue canzoni la musica e la voce sono malinconiche, il testo introduce ironia e nonsense a gogò (vedi ad esempio Escluso il cane) o paradossi (Mio fratello è figlio unico). È come se avvertisse che c’è un limite naturale che non dobbiamo valicare quando vogliamo esprimere le nostre emozioni. Il bello è che spesso Gaetano si auto-canzonava attraverso piccole sfumature. La sua voce aveva un impasto particolare, per nulla piatto o monotono, che gli consentiva di controllare anche piccole cromature dell’espressione, di apparire serio e parodiarsi al tempo stesso.
A questo punto mi ricollego (non so davvero come, ahò, ma so’ mejo de Joyce) ad una frase di Scaruffi su Morrisey degli Smiths, che condivido (per quanto adori gli Smiths): “c’è un limite a quante lacrime un uomo può piangere prima di sentirsi dire che se lo merita”. L’autoironia è una delle poche forme efficaci per esprimere le proprie emozioni senza diventare stucchevoli. È quanto cercavo di spiegare in questo thread sulla poesia, senza ottenere grandi risultati.
Sono andato un po’ fuori tema? Vabbè, volevo solo dire che io a Rino Gaetano lo voglio bene.