Come potete notare i film li vedo quasi tutti a una certa distanza dalla loro uscita nelle sale cinematografiche.
Mi è piaciuto questo di Sean Penn, che non conoscevo come regista. È tratto dal romanzo di Jon Krakauer “Nelle terre estreme” e racconta la vera storia di Christopher McCandless, un ragazzo benestante che decide di rinunciare a tutto per immergersi nella natura selvaggia. In questa pagina di MyMovies trovate una recensione più articolata del film, a cura di Matteo Signa.
Penn è stato bravissimo nel curare le ambiantazioni. Le immagini del così vario paesaggio americano sono davvero belle: dalle distese di campi coltivati a cereali del Mid West fino ai canion, e agli incontaminati boschi dell’Alaska.
Ovviamente gran parte del merito della riuscita del fim spetta all’attore Emile Hirsch, e non poteva essere che così dato che Penn ha costruito l’intero lungometraggio intorno a lui. Hirsch/McCandless ingrassa, dimagrisce, s’imbarba, si sbarba, si esalta, si sente solo, si dispera, si affeziona, abbandona, restando sempre molto credibile e magnetico.
Anche la colonna sonora affidata a Eddie Vedder funziona: Vedder trova una vena folk, da cantore di quell’America profonda e provinciale in cui trascorre gran parte del viaggio di McCandless.
Unica nota negativa è quella voce fuori campo della sorella di Christopher (l’attrice Jena Malone), che cerca di raccontare il viaggio del fratello (pur non sapendo nulla a riguardo) scavando nel suo passato. Se da un lato questo escamotage narrativo permette a Penn di lascare libero il protagonista da fastidiose introspezioni per riportare alla luce i propri traumi familiari, e di ancorare il tema del viaggio e della fuga ad una condizione umana particolare oltre che universale, la presenza di un narratore esterno sembra voler colmare i tanti momenti del film in cui il viaggiatore si ritrova solo e non può parlare con nessuno. Dà l’impressione di voler riempire le sequenze prive di dialoghi per evitare che lo spettatore si annoi. Credo invece che se Penn avesse preferito lasciare interi quarti d’ora senza proferire verbo il film ne avrebbe giovato. Ma in fondo si tratta comunque di una pellicola abbastanza coraggiosa, e qualche concessione al pubblico medio bisogna pur farla.
Sì, davvero un gran bel film. Artù aspetto qualche tua recensione musicale, un saluto.
Commento di Davide — Lunedì 14 Aprile 2008 @ 5:30 pm
Segnalo questa bella parodia: http://bacarozzi.blogspot.com/2008/02/into-uoaild.html#links
Commento di Car — Mercoledì 16 Aprile 2008 @ 3:09 pm