Artucavallo’s Weblog

Martedì 1 Aprile 2008

Lavorare stanca

Archiviato in: Arte, cinema, teatro, letteratura — Tag:, — artucavallo @ 10:23 am

Stupefatto del mondo mi giunse un’età / che tiravo gran pugni nell’aria e piangevo da solo. / Ascoltare i discorsi di uomini e donne / non sapendo rispondere, è poca allegria. / Ma anche questa è passata: non sono più solo / e, se non so rispondere, so farne a meno. / Ho trovato compagni trovando me stesso.

Questa è la prima strofa di Antenati, di Cesare Pavese, dalla raccolta Lavorare Stanca. Negli anni in cui in Italia si diffondeva lo stile ermetico, Pavese scriveva con una chiarezza disarmante, scegliendo i suoi modelli tra i poeti americani come Walt Whitman e Edgar Lee Masters, ma curiosamente avvicinandosi a certe soluzioni della metrica classica (tutta la raccolta ha un andamento tendenzialmente anapestico). Nessuna ricerca della parola difficile, nè del simbolo o del frammento lirico; al contrario, uno stile colloquiale, ma dal ritmo incalzante e dalla grande forza narrativa.

Il cuore perduto dell’Asia

Archiviato in: Arte, cinema, teatro, letteratura, Riflessioni — Tag:, — artucavallo @ 9:27 am

Leggo questo bel libro di viaggio di Colin Thubron, che ha visitato le cinque repubbliche centroasiatiche (Kazakistan, Uzbekistan, Turkmenistan, Tagikistan e Kirgizistan) nel primo anno della loro indipendenza dalla Russia. Thubron osserva il vuoto all’indomani del crollo dell’impero sovietico, e si chiede che ne sarà di questo cuore antico dell’Asia, dove un tempo passava la via della seta. Continuerà a gravitare intorno alla Russia oppure confluirà nel tumultuoso mondo del fanatismo islamico?

Il  racconto è stato scritto nel 1994, quattordici anni fa. Che cosa sia successo da allora non lo so, non ne parla nessuno. Neppure su Internazionale trovo notizie su quest’area remota del mondo. Ma a giudicare da quanto accade nei Paesi vicini, Afghanistan, Iran e le repubbliche caucasiche, non dubito che sarà l’Islam a spuntarla. Tanto peggio per tutti.

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Onora il padre e la madre

Archiviato in: Arte, cinema, teatro, letteratura — artucavallo @ 12:27 am

Ho visto qualche giorno fa “Onora il padre e la madre”, di Sydney Lumet. Prima di vederlo, avevo letto solo la critica di Peter Bradshaw, del Guardian, che scrive: “Con una cattiveria inesorabile e senza compromessi, il film affronta con serietà i concetti del male e del peccato raccontando in modo convincente una sorta di tragedia familiare contemporanea”. Leggendo la recensione avevo pensato ad Abel Ferrara, e mi aspettavo qualcosa di simile. Invece il film non ha niente a che fare con Ferrara: i personaggi non parlano di che cosa sia il male e che cosa sia il peccato. Semplicemente ne sono invischiati, e ne sono artefici al tempo stesso. Condivido comunque il giudizio complessivo sull’opera: davvero un bel film, merita quattro stelle su cinque.

Gli attori in particolare danno grande prova di sé: Ethan Hawke interpreta Hank, un ragazzone fallito e immaturo, e Philip Seymur Hoffman è perfetto nei panni di Andy, self made man corrotto e represso.

L’unica cosa che mi ha infastidito, sul momento, è stata la tecnica di montaggio, troppo scopertamente “thriller”, con continui flashback e flashforward. Ma a pensarci bene la rottura della linearità ha giovato alla narrazione, ed ha pemesso a Lumet di riprendere più volte le stesse scene da diversi punti di vista.

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